Tra la confusione dello studio televisivo e l’austerità dell’aula di tribunale, Marco Bellocchio in Portobello costruisce il proprio racconto su due “teatri” speculari e conflittuali. Mette in scena non solo la parabola giudiziaria di Enzo Tortora, ma il cortocircuito tra spettacolo, giustizia e opinione pubblica. La serie, con Fabrizio Gifuni protagonista, è insieme un dramma storico e una riflessione politica sul giudizio, la solitudine e il peso della parola.
Niccolò Fontana è un illusionista capace di trasformare l’immaginazione in esperienza visiva, unendo tecnica, narrazione e suggestione scenica. Ha collaborato alla serie HBO Portobello, diretta da Marco Bellocchio, ricoprendo il ruolo di consulente illusionista. In questo contesto ha contribuito alla creazione di un suggestivo castello di carte, realizzato con i volti dei protagonisti della storia, un’opera simbolica e visivamente potente che incarna fragilità, equilibrio e memoria.
All’interno della serie, Niccolò Fontana appare anche in scena, interpretando una figura enigmatica che attraversa il mondo onirico di Enzo Tortora interpretato da Fabrizio Gifuni. La sua presenza diventa così parte integrante del racconto, arricchendolo di un livello ulteriore, sospeso tra realtà e dimensione immaginaria.
“Torino, 1909. Cesare Lombroso, il celebre fondatore dell’Antropologia Criminale, giunge nell’isolata villa di Lazar, un anziano illusionista.
Lombroso, che negli ultimi anni si è dedicato allo studio dello Spiritismo, pone una sfida a Lazar: dimostrare che il sovrannaturale esista e che possa essere la causa di un efferato delitto.
Cosa può aver scatenato la furia omicida nel giovane seminarista Tommaso e cosa lo lega alle presunte facoltà paranormali di Lazar e a suo figlio Lorenzo? È solo illusionismo o c’è qualcosa di reale?
L’antica e decadente villa di Lazar nasconde molte verità e la visione scientifica di Lombroso dovrà aprirsi a nuove prospettive.”
Il progetto Larvae, nato nel 2014 e sviluppato precedentemente anche in una sceneggiatura per un lungometraggio, nasce sulle ispirazioni suggerite dal Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso di Torino. Uno degli aspetti che colpirono Alessandro Rota fu che nel museo quasi non veniva citato, se non in un modesto cartellone, l’appassionarsi del Lombroso allo Spiritismo, tanto da scriverne persino un saggio (“Ricerche sui fenomeni ipnotici e spiritici”) di cui revisionò le bozze poche ore prima di morire il 19 Ottobre 1909.
Per molti colleghi accademici vista come la debolezza di un vecchio, ma che invece Lombroso affrontò sempre con il suo approccio positivista, questa ispirazione storica reale è divenuta la base del soggetto del film, in cui la scienza affronta il sovrannaturale.
«Larvae è un cortometraggio in cui i fatti sono strettamente legati alla Storia: pur trattandosi di una vicenda di fantasia, ho voluto rispettare la regola della coerenza storica del personaggio di Cesare Lombroso, andando ad immaginare come si sarebbe effettivamente comportato ad affrontare le cosiddette Larve Spirituali citate nei trattati di Spiritismo. Uno su tutti, il celebre “Le Livre des esprits” di Allan Kardec del 1857.
Quando mi trovai di fronte alla teca contenente lo scheletro di Lombroso, che egli stesso volle donare alla scienza ed esporre nel suo museo, sentii che poteva essere l’idea giusta quella di raccontare un lato meno conosciuto di questo personaggio, che ancora oggi è al centro di occasionali polemiche.
Era inevitabile fare riferimento alle sue famose teorie e allora mi sono chiesto: cosa avrebbe ipotizzato Lombroso approcciandosi allo Spiritismo, se non che il sovrannaturale potesse in qualche modo influenzare gli atti di qualcuno non predisposto fisiognomicamente al crimine?
Larvae è quindi un cortometraggio che si muove tra scienza, verità nascoste e forze ignote. Ma non solo. Larvae ci racconta del lato oscuro, dell’inesplicabile, delle conseguenze dei sentimenti umani.»